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Categoria: Campagne


14
set 10

Pakistan, lo tsunami silente

Posted by Commercio Alternativo
Categoria: Campagne

La situazione in Pakistan, a distanza di un mese, non accenna a migliorare. Le pioggie monsoniche, le esondazioni dei fiumi hanno devastato diverse regioni, tanto che ad oggi un quinto del territorio è impraticabile. I dati di inizio settembre dell'Unicef dichiarano che sale a 18,7 milioni il numero delle persone colpite dalle catastrofiche inondazioni in Pakistan: una popolazione equivalente a quella di Belgio, Austria e Svizzera messe insieme. Oltre al numero delle vittime, non ancora definitivo, il fenomeno preoccupante è quello degli sfollati, in fuga dalla devastazione che ha distrutto città e villaggi. Nelle aree più colpite (le due province di Khyber-Pakhtunkhwa e del Punjab, dove si concentra il 70% degli sfollati), le autorità stanno incoraggiando la popolazione a rientrare nei centri abitati dove l'acqua ha iniziato a ritirarsi. Ma per molti, semplicemente, la casa non c'è più. In questo contesto si inserisce l'appello Alluvione Pakistan, promosso da Agire e Intersos.


INTERSOS, in coordinamento con AGIRE, Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze, dopo avere monitorato nei giorni scorsi la regione del Khyber Pakhtunkhwa, sta portando soccorso in particolare, nel distretto  di Nowshera.

"Abbiamo effettuato distribuzioni di beni alimentari a circa 6000 persone tra gli sfollati più bisognosi dei villaggi di Khesghy Payiam e Aman Garth. Siamo intervenuti per prestare i primi aiuti a 180 famiglie che si erano stabilite con ripari di fortuna lungo l’autostrada da Peshawar a Islamabad. Insieme alle autorità locali pakistane abbiamo trovato un modo per poterli subito spostare dal quel riparo pericoloso e senza dignità, portandoli in un posto sicuro dove ricominciare.
Stiamo operando nella stessa area in cui solo un anno fa gli stessi operatori avevano portato soccorso agli sfollati fuggiti dalla valle dello Swat sotto i bombardamenti.
 E’ Syed Riaz Hussain, coordinatore di INTERSOS in Pakistan - che ha provveduto, insieme agli altri operatori, ai primi interventi con le autorità locali - a dirci che “la situazione continua ad essere tragica e che la gente colpita dalla violenza delle acque ha perso tutto ed ha bisogno letteralmente di tutto”.



La tragedia in Pakistan però sta passando nel silenzio qui in Italia.
Dal comunicato del segretario generale di INTERSOS , Nino Sergi del 26 agosto 2010:

”Quale dei nostri valori, che tutti continuiamo ad affermare, può permettere che si consideri la sofferenza e il bisogno dei pakistani meno gravi e degni di minor attenzione di quelli degli haitiani terremotati o dei cingalesi, thailandesi e indonesiani colpiti dallo tsunami? Perché in quelle occasioni abbiamo visto grande e immediata attenzione e mobilitazione, dalle testate televisive a quelle giornalistiche, dalle compagnie telefoniche alla gente dello spettacolo e dello sport, capaci di sollecitare l’impegno di milioni di persone, mentre ora poco si muove? Dov’è la portaerei Cavour, che qui occorreva rimpiazzare con l’invio immediato di elicotteri per trasportare persone e viveri? Dov’è la Protezione Civile che nelle catastrofi naturali è preparata ad intervenire nell’immediatezza? Dov’è la Politica, che in definitiva deve assumere queste decisioni destinandovi i finanziamenti necessari? Per non rimanere sommersa dai rimproveri, la Politica prenderà probabilmente qualche decisione nei prossimi giorni, rientrando dalle ferie: qualcosa di molto visibile, come al solito, tanto per gettare fumo negli occhi, e questa volta con i media al seguito. Per alleviare le sofferenze dei pakistani, ma soprattutto per evitare la lievitazione di un meritato biasimo politico. Sarà fatto in modo scoordinato, come al solito, senza guardare a quanto già le Ong stanno facendo da settimane e ai rapporti costruiti con le comunità. Data la mancanza di risorse, si useranno probabilmente quelle, ormai esigue, rimaste alla Cooperazione allo sviluppo, sottraendole ad altri paesi bisognosi. Un film già visto, con grande amarezza e un po’ di disgusto.
In questa emergenza, la più grave degli ultimi decenni, la nostra coscienza collettiva è rimasta assopita, anestetizzata anche da un’informazione in tutt’altre faccende affaccendata. Come non vedere che l’aiuto solidale al popolo di un paese islamico quale il Pakistan sarebbe estremamente utile alla costruzione di nuovi rapporti umani e quindi anche politici, forse più di tanti e spesso inefficaci sforzi diplomatici? Si sta perdendo un’occasione unica: quella di dimostrare chi siamo e quali sono i valori che guidano le nostre società. Un’occasione preziosa per togliere terreno fertile ai produttori di odio.”



Per sostenere le iniziative di INTERSOS insieme ad AGIRE nell’emergenza ALLUVIONI PAKISTAN:

- vai su www.agire.it
- dona 2€ inviando un SMS al numero 45504 (da TIM, VODAFONE, 3, Rete Fissa Telecom,
Coop Voce e Noverca)
-  Conto corrente postale: n. 87702007 causale “emergenza Pakistan”
-  Conto bancario: Banca Popolare Etica ,
IBAN IT 07 U 05018 03200 000000 555000 , causale “emergenza Pakistan”
 
Per informazioni: INTERSOS, via Nizza 154, 00198 Roma.
Tel 06 8537431 email: sostenitori@intersos.org
 
Questa comunicazione si inserisce nel quadro delle iniziative coordinate da AGIRE–Agenzia Italiana Per la Risposta Alle Emergenze all’interno dell’appello ALLUVIONI PAKISTAN.

AGIRE è il coordinamento di 12 tra le più importanti organizzazioni non governative che rispondono in maniera congiunta alle gravi emergenze umanitarie. Maggiori Informazioni su www.agire.it

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15
dic 09

La Campagna “CLANDESTINO” va avanti.

Posted by Commercio Alternativo
Categoria: Campagne

Riprendiamo l’articolo di Pierluigi Sullo.
Data di apparizione: 29 Maggio 2008
Luogo di apparizione: “CARTA”


“I simboli sono importanti, eccome. Quando se ne parla, mi torna sempre in mente una scritta scolorita dal tempo ma ancora leggibile che vidi sul muro di cinta di una antica villa della Val d’Orcia, in Toscana. Era tracciata con vernice rossa e pennello e diceva “Viva Mao”. Al di là di quel che, con senno di poi, si può dire della Rivoluzione culturale ecc., quel che fu per me quasi commovente era il fatto che fino in quell’angolo del paese, tra cipressi e crete rosse, un ragazzo, evidentemente sessantottino, aveva creduto giusto, utile, far sapere quale fosse il simbolo, il nome di Mao Tse-tung, che voleva scagliare contro l’ordine costituito. Evento microscopico, ma a ben pensarci non molto diverso dalla radio con cui Peppino Impastato, assassinato quarant’anni fa, pensò di combattere la mafia. Oggi ci si attarda a “raccogliere le bandiere” e a tutelare le falci e i martelli, ma la verità è che di simboli efficaci non ne abbiamo gran che, noi – parola molto complicata e più vasta di quanto appaia – che ci sentiamo sulle spine se un campo rom viene incendiato, ci irritiamo se un manipolo di “forzanovisti” (così li chiama il loro duce, debitamente intervistato dalla tv) prende a mazzate un gruppo di studenti, ci allarmiamo se attorno alla questione dei rifiuti napoletani si costruisce un apparato legislativo degno, scrive Stefano Rodotà sulla Repubblica, di una “democrazia autoritaria” (Marco Revelli dice “dispotica”), ci sentiamo impotenti se un milione circa di persone, dette “clandestini”, viene indicato come la selvaggina nella caccia alla “sicurezza”.
E dunque, siccome il nostro mestiere è quello di comunicare, e anche di fabbricare simboli se ne siamo capaci, noi di Carta abbiamo pensato di proporne uno. Non sappiamo se funzionerà, se abbiamo la capacità e la forza di diffondere a sufficienza l’idea, ma chissà. Il ragionamento è questo: dobbiamo trovare una parola-simbolo che unifichi i comitati (proibiti per legge) di cittadini contro le discariche (ma domani toccherà a quelli contro o la base di Vicenza o il Ponte sullo Stretto); i migranti la cui stessa vita viene negata; i rom, che sono l’ultimo gradino della scala; i lavoratori in nero, molti dei quali stranieri sans papier, ecc. Insomma, dire: guardate che, fatte le debite differenze, alla fine è con tutti voi che i Maroni e i Berlusconi se la stanno prendendo. E qual è la parola che può simboleggiare tutto questo? Forse “clandestino”, ci siamo detti: nella storia molte di queste parole spregiative, cariche di negatività, sono state impugnate da chi le subiva e sfacciatamente esibite. E come auto-denunciare la propria condizione di “clandestino”? Con un mezzo di comunicazione classico: una maglietta.
Detto e fatto, ecco la maglietta che semplicemente dichiara “Clandestino”, con un tocco in più nel fatto che la “o” finale è sostituita da una impronta digitale.”

A poco più di un anno e mezzo di distanza queste parole risuonano, ancora, con tutta la loro forza.
I principi che le hanno ispirate sono tuttora vividamente evidenti agli occhi di chiunque voglia guardare il mondo da una determinata prospettiva… anche la situazione politico-sociale contingente non sembra certo rivolta verso lo scioglimento di quelle tensioni e conflitti dai quali questa campagna ha tratto, e trae, la sua ragion d’essere ed il suo consenso.

Siamo per questo felici di essere entrati a far parte di tale movimento, di esserci vestiti con questo “simbolo” affiancando CARTA nella realizzazione del progetto della Felpa “CLANDESTINO”, che già ad Ottobre vi abbiamo presentato.
Una calda, morbida felpa in cotone biologioco da Craft Aid - Mauritius che, all'occorrenza, si trova perfettamente a proprio agio durante manifestazioni, cortei o anche, semplicemente, per testimoniare giornalmente il proprio impegno a favore di un'iniziativa che è, per noi, un grande esempio di civiltà, intelligenza e serena umanità.

Ma il nostro contributo non si limita alla realizzazione delle felpe EQUOSOLIDALI CLANDESTINO ma vi proponiamo tuttoi il "kit Clandestino" come le classiche t-shirt, le agende del 2010, per vivere un anno da veri CLANDESTINI, le bandiere e le spillette: essenziali in ogni manifestazione!

In una parola: siamo felici di esserci auto-denunciati come CLANDESTINI.


Per maggiori informazioni, per aderire rimanete collegati sul sito di CARTA e sul sito dedicato CLANDESTINO: uno spazio per raccontare la vita dei migranti e dei movimenti sociali antirazzisti attraverso notizie, articoli, reportage, inchieste sociali, autocensimenti, fotografie e link. Un modo per diffondere pensiero critico su cittadinanza, diritti, intercultura.

Scaricate qui il listino dei prodotti “CLANDESTINO”.

Scegliete l’integrazione, l'apertura e la civile convivenza.

Dichiaratevi CLANDESTINI: movimenti cittadini, associazioni, cooperative sociali, gruppi d’acquisto solidale, botteghe del commercio equo, singole persone.

Per indossare un chiaro messaggio che …attivi le idee di ognuno!




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